L’insostenibile leggerezza dell’es…tate

Non pensavo fossero passate 2 settimane dal mio ultimo aggiornamento, dopo un primo mese abbastanza continuo. Un po’ mi dispiace… a voi chissà.

Sono molto impegnato in un paio di progetti che potrebbero portarmi a rivoluzionare la mia vita. Pensieri pesanti specie in questa estate così calda.

Stavolta quindi più che mai chiedo a voi uno spunto, un’illuminazione, una citazione, un consiglio sul tema del cambiamento, del rischio, del confine fra coraggio e imprudenza.

Un abbraccio

Facciamo finta

Che sia molto facile per tutti saper distinguere gli artisti veri da quelli che vogliono far soldi producendo merda, i cantautori dai copioni, i poeti dagli analfabeti, e soprattutto che dopo averli distinti trattiamo tutti come meritano.

Niccolò è un genio. E un funambolo della malinconia. Non c’era bisogno che una meningite fulminante gli portasse via la figlia di 2 anni, non aveva bisogno di un dolore così infinito per riuscire a creare dei capolavori come questo.

Facciamo finta che io sono un re
Che questa è una spada e tu sei un soldato
Facciamo finta che io mi addormento
E quando mi sveglio è tutto passato
Facciamo finta che io mi nascondo
E tu mi vieni a cercare
E anche se non mi trovi tu non ti arrendi
Perché magari è soltanto
Che mi hai cercato 
nel posto sbagliato

Facciamo finta che non mi spavento
Quando arriva la fine, prima o poi capita
Facciamo finta che chi fa successo
Se lo merita

Facciamo finta che sono un eroe
E che posso volare e sconfiggere il male
Facciamo finta che tu sei diverso
E che malgrado questo io non ti voglio ammazzare
Facciamo finta che posso schioccare le dita
E in un istante scomparire
Quando quello che ho davanti non mi piace
Non è giusto o semplicemente mi fa star male
Facciamo finta che io torno a casa la sera
E tu ci sei ancora sul nostro divano blu
Facciamo finta che poi ci abbracciamo
E non ci lasciamo mai più

cielo al tramonto nuvole

“Facciamo finta” è una di quelle frasi che usiamo quando da bimbi vogliamo divertirci attraverso l’immaginazione di mondi meravigliosi e poteri fantastici. Da grandi invece diventa un gioco triste per usare le persone e ancora più spesso per tentare di ingannare noi stessi.

Era meglio vivere da piccoli, con i peli del culo a batuffoli?

È un bell’inferiore!

Da piccolo non ti apprezzavo. Descrivevi un mondo a me lontano e mia madre, che di comicità ha sempre capito poco, non era certo una tua fan, anzi ti osteggiava. Poi però ci sono finito io stesso a lavorare per la Megaditta ItalPetrolCemenTermoTessilFarmoMetalChimica e allora ho capito tutto. Ho avuto a che fare in prima persona con i Calboni, i Filini, le Silvani e soprattutto i Megadirettori Naturali, Galattici e Laterali. Sono diventato un italiano medio, impiegato in un universo di piccole meschinità e giochi di potere, che da quando tu l’hai descritto 30-40 anni fa non è cambiato quasi per niente. 

Noi italiani siamo pessimi in tante cose, ma siamo bravi a ridere di noi stessi e tu sei stato il migliore in questo. Una tragicommedia come la tua non ha avuto eguali. Del resto, così è la vita. 

Grazie, Paolo Fantocci. Insegna agli angeli a telefonare con l’accento svedese.

L’essenziale

Dopo i 4 giorni a camminare sull’Appennino tosco-emiliano, sono tornato anche se per meno di 2 giorni in un altro contesto lontano dalla routine quotidiana. Un festival di danze, musica dal vivo, natura e soprattutto tanta amicizia.

Si è chiuso così per me un giugno straordinario, la negatività dell’inizio del 2017 si allontana, speriamo che dopo questo giro di boa dell’anno il vento continui a soffiare così. Senza bisogno di aerei intercontinentali, portafogli pieni e beni materiali particolari, ho avuto o meglio vissuto tutto ciò di cui avevo bisogno per stare bene e approfondire il percorso verso il me stesso più profondo e vero. Cercare di capire quale sia il proprio essenziale è basilare per liberarsi dal superfluo e andargli incontro. Avere per giorni tutto l’occorrente nello zaino sulla spalle o dentro una tenda fa bene, ve lo consiglio!

L’essenziale è provare a dare il meglio, perché a dare il peggio c’è sempre tempo. […] L’essenziale è provare a fare in modo di avere sempre qualcosa in cui credi, da inseguire, per non restare a piedi. L’essenziale è riuscire a dare forma anche a quello che ti sembra assurdo, e se pensi al futuro non tutto é perduto.

 

E ora dimmi, cosa è essenziale per te?


Non è il cammino che è difficile, è il difficile che è il cammino.

Tante sono le belle citazioni che ho trovato da inserire in questo spazio. Alla fine ho scelto quella del titolo, di Kierkegaard, che ben si adatta anche perchè lo ripresi anche nella mia tesina di maturità, tema attuale di questi giorni. L’ho scelta perchè l’esperienza di questi giorni è stata l’ennesima riprova che per andare avanti e progredire bisogna sempre pagare un prezzo, o meglio è proprio lo sforzo di superare gli ostacoli a permettere una crescita.

Le difficoltà non sono mancate. Trovare un periodo in cui tutti e tre (io e i miei 2 cari amici) fossimo liberi dai vari impegni e tutti insieme sul suolo italico, pianificare le tappe in anticipo per prenotare i pernottamenti vagliando i consigli dei tanti che ci hanno preceduto sulla Via degli Dei, scegliere quali pesi portare nei nostri zaini, talvolta salire terreni ripidi e impervi e talvolta attraversare campi aridi e senza ombra, affrontare un caldo in cui speravamo di non incappare a metà giugno ma che si è fatto sentire pesantemente a tratti [quante metafore tutte insieme, ognuno ci legga quelle che per prime gli suggerisce la mente].

Questo però non ci bastava, non siamo partiti per mettere semplicemente alla prova le nostre capacità fisiche e organizzative. Volevamo fare anche un percorso interiore, uno scomodo viaggio dentro noi stessi. Tant’è che uno, addirittura, la sera prima della partenza, ha voluto contrassegnare la sua ricerca di una svolta facendosi rasare la testa quasi del tutto; io mi sono offerto ben volentieri come debuttante ma accurato barbiere, con la gioia di chi, stanco del proprio lavoro da ufficio, sogna di passare più tempo creando con le proprie mani qualcosa di molto concreto e tangibile.

E così, con l’ausilio di “carte da riflessione” pensate per il cammino di Santiago e soprattutto dell’antica amicizia che ci lega da 20 anni nonostante migliaia di km ci separino, abbiamo scavato senza pietà nelle vite, nelle aspirazioni e nelle disperazioni proprie e altrui, mentre lontani dal mondo eravamo costretti a bere e respirare i nostri pregi e difetti.

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I nostri passi hanno incrociato sorrisi molto freschi di compagni di viaggio con cui ci superavamo a vicenda (una coppia di ragazze svizzere, 4 ragazzi giovani, un trio di quarantenni, e persino una ragazza con cui ballai piacevolmente un paio d’anni fa) e soprattutto l’ospitalità di persone con storie di vita interessanti: la giovane rumena ai Fornelli, il simpatico eremita di Firenzuola che vive con un cavallo libero in giardino, la gentile signora di Birmingham, la mia meravigliosa amica fiorentina.

Molto abbiamo lasciato alle nostre spalle per concederci questa ossigenante apnea, rinunciando per qualche giorno al sorriso di una figlia, al calore della famiglia, alle nostre piccole grandi abitudini. Cosa abbiamo trovato di preciso lo dirà il tempo, ma posso anticipare che in occasioni come questa è importante ritrovare il gusto dello stare scomodi.

Sulla mia strada

“C’è chi mi vuole come vuole, un po’ più santo, più criminale… Bravo padre, bravo a letto, c’è chi mi vuole perfetto… Sono vivo abbastanza, per di qua, comunque vada, sempre sulla mia strada”

Ci siamo quasi, domani si parte. Un viaggio molto desiderato. Da mesi perché con una storia d’amore spenta male e la situazione in ufficio a rotoli ho pensato fosse un toccasana ideale una fuga a piedi nella natura. Da anni perché lo vivrò con 2 dei miei amici più cari, che di solito vedo 2-3 volte l’anno se va bene. Vivono all’estero dal 2005 e non abbiamo mai fatto un viaggio insieme.

Via degli dèi, da Bologna a Firenze a piedi. Dormiremo in B&B  così ci evitiamo il peso di tenda e sacchi a pelo; del resto non siamo più fanciullini e qualche comodità possiamo concedercela!

Non so di preciso cosa aspettarmi da questa esperienza e credo sia meglio così, tendo a farmi sempre grande aspettative e non mi ha mai fatto bene. Solo tanti chilometri, tanto caldo, tante chiacchiere, tanti panorami. Tanto sudore e insieme a quello spero di espellerlo e tanti tossine accumulate ultimamente; chissà che con l’occasione non mi si schiariscano ancora le idee e non trovi il coraggio di fare scelte difficili.

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A quale parte di me darò più ascolto? Intanto l’importante è sentirsi vivi e in questo momento me la cavo bene.

“Di’ un po’, a te come ti vogliono? Di’ un po’, tu come ti vuoi?”

Altro

un rapido delirio su significati altri

Facendo la spesa presso un commerciante bolognese della vecchia scuola, alla fine ci si sente chiedere “Altro?” e la risposta più corretta se non si vogliono aggiungere acquisti e si è a posto così è la stessa “Altro!”.

Quanti significati ha questa parola nella nostra lingua, a quanti concetti rimanda!

  • L’altro, una persona altra da noi, i cristiani direbbero il prossimo. Il concetto di compagnia, di relazione.
  • A volte un concetto negativo, qualcuno di troppo: lui, lei e l’altro. L’eccesso.
  • Il diverso. Spesso chi ci fa paura.
  • La novità, ciò che ci salva dalla noia della grigia routine. Che palle, voglio fare qualcos’altro.
  • Ne vuoi altro, ancora, l’abbondanza.

Altri positivi e negativi. 5 lettere sole, pienissime, racchiudono tutto, un tutto senza il quale noi non possiamo vivere. L’intero universo è altro rispetto alla nostra individualità., che a sua volta è composta da tante sfaccettature, da una pluralità di altri noi che di volta in volta emergono.

Altro mi sta capitando nella vita e altro sto cercando, è un periodo ricco di novità e mangiarne mi affama. Per vedere di nascosto l’effetto che fa. Altre vite che entrino nella mia, altre emozioni da vivere, altre cose da imparare, altri post da scrivere, altri passi da camminare, altre storie da ascoltare, altre paure da affrontare, altri sguardi da incrociare, altre canzoni, altri episodi, altro vino, altrove.

A me l’altro piace. In sè e in quanto metro, specchio, prova e scopo per me stesso. Tornando indietro, potrei declinarlo in qualche modo per sceglierlo come nome di questo luogo e di questa identità. Ma ne ho scelto un altro. Ecco, ci risiamo. Però è un altro “al quadrato”, anzi così al quadrato che diventa tondo, lati infiniti per la perfezione finita, la linea curva.

D100

Ho dimenticato qualcosa? E com’è il vostro rapporto con l’altro?

The Escort Experience

Una giovane escort italiana racconta in esclusiva i dettagli di questo suo secondo lavoro

Un anno fa una serie TV statunitense ha voluto raccontare l’esperienza di una stagista carina e brillante che sceglie di affiancare al suo percorso professionale “canonico” l’attività di escort. Ne vidi qualche puntata, trovandola senza infamia e senza lode, ma il tema è intrigante. Ho cercato storie autobiografiche e articoli su google, ma il materiale era pochissimo, vecchio e non mi è piaciuto, a parte forse questo (ma leggetelo dopo!); quindi ho desiderato a lungo di avere la fortuna di imbattermi in una ragazza del settore da poter intervistare io, magari proprio per inaugurare un mio nuovo blog.

A. ha 25 anni, una laurea e un master in buone università, un piercing, un paio di tatuaggi, un corpicino grazioso, un sorriso furbo e un viso fresco, illuminato da occhi di mare intenso. Il suo carattere magari riuscirete a intuirlo dalle sue risposte, che spero di riuscire a rendere bene, ma vi assicuro personalmente che è di quelli tosti.

– Cara A, grazie per aver accettato il mio invito e le mie curiosità. Andiamo subito al dunque, che voglio darti più spazio possibile. Chi sei e come mai sei finita in questa doppia vita?

– Ho una vita normale, una bella vita. Studio, lavoro, amici, vacanze, non mi è mai mancato niente prima e non mi manca ora. Potrei essere la tua vicina di casa, un’amica d’infanzia, una collega, chiunque. Un giorno su Tinder conosco un ragazzo, che scherzando mi provoca promettendomi soldi in cambio di una serata insieme. Io la passo con lui perchè mi va. E rimango di stucco quando alla fine mi paga davvero. E così ho pensato che…

– Come hai fatto a rendere questo episodio fortuito un qualcosa di ripetibile nel tempo? Come sei organizzata e da quanto tempo lo fai?

– Non lo faccio da molto, ma a pensarci mi stupisce la grande rapidità con cui si entra in profondità in questo giro pur non sapendone niente. Quel primo ragazzo conosceva piuttosto bene il settore e quindi come primissima cosa mi sono fatta dare da lui qualche dritta su come muovermi. Mi promuovo tramite il passaparola e un apposito sito in cui sono presenti varie accompagnatrici. Lì c’è solamente una mia presentazione, le foto le mando solo a chi mi scrive in un certo modo. Sono molto selettiva, non bado alla quantità di clienti, accetto solo chi mi merita. Come unico contatto uso la mail, anche se molti vorrebbero sentire la mia voce al telefono prima dell’incontro, un contatto umano che li rassicuri. Per ora non voglio avere un secondo numero di telefono, per chi vuole le condizioni sono queste; tanto tutti ormai hanno gli smartphone e le mail sono comparabili a SMS o whatsapp, vanno bene anche per gli inconvenienti dell’ultimo minuto. Questo sistema mi permette anche di fare una prima scrematura: se un uomo non è smart e agile nei contatti, probabilmente ha anche un’età anagrafica che richiede un tipo di assistenza diverso dal mio… [strizza l’occhio e ride, ndb]  

– Quindi non accetti tutti come clienti… chi va bene e chi no? Che tipo di persone sono e cosa vogliono?

– No, non tutti. Niente over60 ad esempio; ma sull’aspetto non pongo limiti particolari. Di parecchio brutti me ne sono capitati [ride], ma si fa finta di niente. A me basta che siano educati, gentili e puliti. Sono quasi tutti sposati o conviventi, li raggiungo in una camera d’albergo che loro hanno preso. Prima di iniziare, credevo che tutto si limitasse alla prestazione in sè, mentre poi ho scoperto che ha ragione chi dice che si tratta di qualcosa di più completo: ascoltare sfoghi, racconti delle loro vite, farli sentire a proprio agio. Sembra paradossale, ma la gente vuole spontaneità, normalità.

thegirlfriendexperience

 

– Quali sono le richieste più frequenti? Le più strane? Cosa ti rifiuti di fare?

– Primi in classifica sono i pompini, evidentemente sono ciò che non ricevono più dalle loro mogli… Per il resto cose standard, niente di particolarmente strano, sono pochi quelli che ad esempio hanno fantasie su abbigliamento particolare o roba del genere. Io di tabù ne ho pochi… di mio non amo particolarmente le pratiche BDSM e non mi sento a mio agio se non sono io ad avere il controllo della situazione, ma se qualcuno vuole proprio quelle prima ne parliamo un po’ e io vedo se me la sento. Quando non è così, tutti rispettano i limiti che pongo. Ripeto, quello che più vogliono gli uomini che vengono da me è la dolcezza, stare bene senza pensare, magari vivere un’atmosfera di casa ma con una persona diversa o quasi rivivere bei momenti passati, portati via dalla monotonia coniugale e dagli impegni stressanti del lavoro.

– Una vera e propria “fidanzatina a tempo” quindi… ma quanto costi? 

Un paio d’ore con me costano almeno 300 euro (che devono darmi appena mi incontrano, ovviamente) e se qualcuno richiede extra particolari ci sono supplementi in più. Poi ci possono essere situazioni di altro tipo, ad esempio fare letteralmente l’accompagnatrice a una cena o a un evento, o passare insieme la serata in un bel ristorante e poi tutta la notte, e per queste le due parti in causa contrattano: si può raggiungere un accordo o no. Nei primi tempi chiedevo meno, poi ho visto che erano disposti a offrirmi sempre di più, che valevo di più, e quindi mi sono adeguata.

– Posso chiederti come li spendi questi tuoi guadagni?

– In parte li uso per viaggiare, mi piace molto! Il resto lo metto via con i miei risparmi. Non mi interessano i beni materiali, i capi di alta moda e roba simile. Fra l’altro, se all’improvviso inizi a cambiare totalmente il tuo stile di vita è evidente cosa fai per guadagnartelo… Ci sono un paio di ragazze che conosco che hanno fatto esattamente così e secondo me ci ho visto giusto.

Hai paura delle malattie a trasmissione sessuale? Ti chiedono spesso di farlo senza preservativo?

– No, ovviamente pretendo sempre che indossino il condom. Ma lo sanno già, anzi, lo fanno subito di loro iniziativa, hanno paura di prendersi chissà quali malattie con me. E questo mi fa ridere, perchè proprio per la mia attività io non rischio e sto sempre attenta, mentre poi magari loro lo fanno con la moglie che li ha traditi con un amante o con una ragazzina superficiale rimorchiata in giro che non cura se stessa e il danno è fatto.

condoms

– Mai successo che qualcuno si comportasse male? E al contrario in te è mai scattato qualcosa verso un cliente?

– Finora è andata bene, con gli scambi di mail che precedono l’incontro riesco a farmi un’idea giusta del tipo di uomo che avrò davanti e se qualcosa non mi quadra non accetto. Se qualcuno si comportasse male, tramite la mail lo ritrovo, basta avere un amico che ci sa fare con l’informatica; finora non mi è mai capitato niente di brutto, mi ritengo fortunata. Non hanno mai cercato di ingannare me nè io loro, andrebbe contro gli interessi di entrambi. Io so che offro un servizio e sono la prima a essere molto “onesta”: se capita ad esempio che mi arrivi il ciclo prima del previsto, contatto il cliente per avvisarlo e chiedergli se vuole annullare l’appuntamento. Se sono mai stata attratta fisicamente? Qualche volta sì e in quei casi ho temuto che il cliente, accorgendosene, cercasse di riprendersi quel che mi aveva versato poco prima, ma non è successo.

– Il tuo ricordo più bello e quello più brutto?

– In pratica coincidono. Uscita dall’hotel dopo l’incontro con un cliente, stavo passeggiando per andare a proseguire la serata con i miei amici, avevo le scarpe basse e un vestitino nero, carina ma non esagerata o volgare. Un bel ragazzo mi ha avvicinata, ma con un atteggiamento diverso dall’abbordaggio normale, come se avesse capito quello che faccio… mi ha offerto da bere e mi ha fatto salire da lui, chiedendomi poi quanto volessi come se fosse naturale.

– Sono tante le ragazze italiane che fanno le escort secondo te? Hai qualche raccomandazione da dare?

– Secondo me sì, sono tante, forse ne conosco pure un paio! Credo che sia piuttosto semplice trovarle e temo che inizino sempre più giovani. Ora le ragazzine di 14 anni sono già consapevoli del proprio corpo e già pochi anni dopo alcune capiscono come sfruttare gli effetti del potere della propria bellezza sugli uomini (e pensa che io ho perso la verginità a 18, non prestissimo). Bisogna stare molto attente, è facile farsi accecare dagli effetti di questa vita, che ti catapulta in un vortice strano, 1.000 euro alla settimana facili… in poche riescono a non perdere la bussola.

– Farlo solo per necessità economica e contro la propria natura immagino sia orrendo, ma sembra proprio che non sia il tuo caso. Quindi… tu perchè lo fai? 

– Non credo lo farei mai come mia unica fonte di entrata economica, ma farlo così, a tempo perso, per moltiplicare il mio stipendio “normale”, non mi pesa. E poi fare sesso mi piace. In passato anche quando stavo con qualcuno non disdegnavo i ragazzi che mi piacevano… se poi mi pagano pure, meglio no?

– Se ti innamorassi di qualcuno, glielo diresti o smetteresti? E l’hai detto a qualcun altro?

– In passato mi è capitato di dirlo al mio ragazzo dell’epoca e lo accettò. Certo è difficile da gestire, soprattutto riguardo il controllo dell’inevitabile gelosia, ma si può fare se il mio uomo è abbastanza maturo da capire che l’attività da escort non intacca i miei sentimenti per lui. La mia migliore amica conosce questo mio “hobby”, all’inizio lo accennai in modo scherzoso e vedendo la sua reazione aperta le confidai che era vero. Lei mi guardò e mi disse “Se non fossi fidanzata, lo farei con te”. Mi rese felice sapere di avere al mio fianco una persona simile a me, che mi capisse. Non mi ha giudicata, anzi si è incuriosita e soprattutto si preoccupa per me, spera che fili sempre tutto liscio.

– Come ti ha cambiata questa attività?

 

– In molti modi. Ha affinato la mia capacità di capire gli uomini, prima via mail per tutelare la mia sicurezza e poi di persona per trovare come soddisfarli al mio meglio. Mi ha reso ancora più disillusa sulla fedeltà nella coppia monogama e anche più spigolosa in certi momenti: quando tratti per iscritto con un uomo, dall’altra parte lui deve sentire che hai carattere, che non diventi una bambolina inerme che può trattare come vuole, che meriti rispetto. E ovviamente ha sviluppato le mie capacità di venditrice, il mio spirito commerciale: sul mercato siamo tante e devo mettere in campo le mie doti migliori. Ho imparato ad accettare e apprezzare la mia prima scarsa di seno (che fra l’altro a molti piace!) e a puntare molto sul mio fascino. Non affitto solo il mio corpo, offro un’esperienza, una bolla di sogno.

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– Coraggio, siamo quasi alla fine! Hai mai considerato di entrare nel mondo del porno?

– Sì, ci ho pensato, però più che fare film o video mi piacerebbe posare per delle foto, esperienza che ho già fatto volentieri. Il top sarebbe diventare una Suicidegirl! Magari con foto erotiche ma non in cui mi si veda nuda e a volto scoperto!

Ti passo volentieri il contatto di una SG che conoscevo, se lo trovo! Ah, ti senti di dire qualcosa a chi ti giudica male? E quando pensi di smettere?

– No assolutamente, hanno ragione; di certo non vorrei mai una figlia che facesse la escort, la sola idea mi terrorizza. Giustifico solamente me stessa, so di essere abbastanza intelligente da accorgermi quando supererò il mio limite e ne sono ancora molto lontana. Smetterò quando riterrò che le situazioni saranno diventate troppo difficili da gestire per me.

– Grazie infinitamente per il tuo tempo e per la tua disponibilità, A. Ti lascio un ultimo spazio che puoi sfruttare come meglio credi. Abbi cura di te, un abbraccio

– Mi piacerebbe un giorno diventare assistente sessuale [qui e qui notizie e progetti in merito, è una causa che sostengo e su cui tornerò in futuro, magari con un’altra intervista, ndr]. Mi sentirei forse imbarazzata, è una cosa talmente delicata che ho paura di non saper gestire, mi farebbe sentire vulnerabile. In contrasto totale con ciò che faccio ora, dove sono e devo essere molto sicura di me. Spero di avere il coraggio di buttarmi in questa esperienza. Intanto mi piacerebbe anche essere contattata da una donna magari, non mi è ancora capitato. In effetti sono varie le cose che non ho ancora provato, è sempre un terno al lotto. Ogni persona è diversa e ha qualcosa da lasciarti in un certo senso… a vederla così, in fondo fare la escort non è male!

 

P.S. A scanso di equivoci, sappiate che in Italia la prostituzione è legale. Sono reati amministrativi o penali altre attività ad essa legate. Leggete qui per maggiori informazioni!

3…2..1struzioni per l’uso

Un respiro e poi si parte davvero

Non c’è 2 senza 3 e quindi non fatemi sentire troppo in colpa se anche questo post è di riscaldamento per me e per voi. Il fatto è che io mi sento un po’ arrugginito e voi siete un insieme piuttosto eterogeneo: non mi andava di partire da una platea totalmente vuota e così per promuovere questo blog sto contattando persone provenienti dalle mie varie vite virtuali passate, più persino qualcuno della mia vita reale (fatto senza precedenti). Giovani.it, Ask, Instagram, Facebook, forse dai 17 ai 47 anni. Chi non mi ha mai letto, chi si è sorbito i miei criptici sfoghi da 25enne, chi il mio pattinare su argomenti hard a 30 anni, chi le mie opinioni da 32enne e chi qualche foto a tempo perso.

Forse riunirci tutti qui è una follia, un’ipotesi assurda, un sogno, una chimera.

chimera

Sarà un ottovolante, che alternerà salite dure, rettilinei riflessivi, discese repentine e qualche tratto a testa in giù. Guido io, se vi fidate, ma voi aiutatemi con le vostre voci. Vi chiedo solo di mantenere sempre toni moderati e non giudicanti, che questo piccolo anfratto sia un Safe-space accogliente per tutti.

La vera partenza, fra qualche giorno, sarà col botto. Tenetevi forte.

Se nel frattempo nei commenti qui sotto voleste presentarvi ai vicini di posto con 2 parole non banali, sarebbe carino!

Titolo

Perché questo spazio si chiama così

Pur ritenendomi da sempre privo di creatività, almeno per quello che io intendo come tale in senso classico, mi sono sempre divertito nel naming ai miei prodotti di comunicazione: blog, nickname, articoli, personaggi e simili. In particolare mi piacciono le molteplici chiavi di lettura, i sensi doppi e tripli. 

Questo blog è un rigurgito improvviso di un periodo turbolento, ho deciso di aprirlo poche ore fa e non avevo idea di come battezzarlo. Pochi minuti di brainstorming in solitaria et voilà ecco Zeno&Cozeno. 

Ve lo spiego. Zeno è un nome che richiama immediatamente alla letteratura e l’ho usato per storpiare il concetto matematico di seno e coseno. Scienza e materie umanistiche, giorno e notte, alfa e omega, la fusione di elementi diversi e opposti: questo contrasto duro e necessario, complesso e completo, è ciò che io sento di essere. Inoltre la presenza di due soggetti vuole rimandare alla mia voglia di dialogo con voi: commentate e rendete vivo questo scambio, non voglio parlare da un pulpito ma confrontarmi con voi sdraiato su un prato. Un blog senza commenti è un blog morto.

Poi in questa piccola storpiatura c’è irriverenza, ironia, voglia di giocare e di prendersi sul serio ma non troppo.

Infine la parola seno, che rimanda sia alla nascita e al nutrimento di qualcosa che deve crescere, sia alla malizia e alla sessualità, elementi da cui non riesco a prescindere e che ritroverete spesso.

Buon proseguimento su questi schermi e sui vostri! E i commenti sono sempre molto apprezzati! 

Un sorriso

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