L’insostenibile leggerezza dell’es…tate

Non pensavo fossero passate 2 settimane dal mio ultimo aggiornamento, dopo un primo mese abbastanza continuo. Un po’ mi dispiace… a voi chissà.

Sono molto impegnato in un paio di progetti che potrebbero portarmi a rivoluzionare la mia vita. Pensieri pesanti specie in questa estate così calda.

Stavolta quindi più che mai chiedo a voi uno spunto, un’illuminazione, una citazione, un consiglio sul tema del cambiamento, del rischio, del confine fra coraggio e imprudenza.

Un abbraccio

Facciamo finta

Che sia molto facile per tutti saper distinguere gli artisti veri da quelli che vogliono far soldi producendo merda, i cantautori dai copioni, i poeti dagli analfabeti, e soprattutto che dopo averli distinti trattiamo tutti come meritano.

Niccolò è un genio. E un funambolo della malinconia. Non c’era bisogno che una meningite fulminante gli portasse via la figlia di 2 anni, non aveva bisogno di un dolore così infinito per riuscire a creare dei capolavori come questo.

Facciamo finta che io sono un re
Che questa è una spada e tu sei un soldato
Facciamo finta che io mi addormento
E quando mi sveglio è tutto passato
Facciamo finta che io mi nascondo
E tu mi vieni a cercare
E anche se non mi trovi tu non ti arrendi
Perché magari è soltanto
Che mi hai cercato 
nel posto sbagliato

Facciamo finta che non mi spavento
Quando arriva la fine, prima o poi capita
Facciamo finta che chi fa successo
Se lo merita

Facciamo finta che sono un eroe
E che posso volare e sconfiggere il male
Facciamo finta che tu sei diverso
E che malgrado questo io non ti voglio ammazzare
Facciamo finta che posso schioccare le dita
E in un istante scomparire
Quando quello che ho davanti non mi piace
Non è giusto o semplicemente mi fa star male
Facciamo finta che io torno a casa la sera
E tu ci sei ancora sul nostro divano blu
Facciamo finta che poi ci abbracciamo
E non ci lasciamo mai più

cielo al tramonto nuvole

“Facciamo finta” è una di quelle frasi che usiamo quando da bimbi vogliamo divertirci attraverso l’immaginazione di mondi meravigliosi e poteri fantastici. Da grandi invece diventa un gioco triste per usare le persone e ancora più spesso per tentare di ingannare noi stessi.

Era meglio vivere da piccoli, con i peli del culo a batuffoli?

È un bell’inferiore!

Da piccolo non ti apprezzavo. Descrivevi un mondo a me lontano e mia madre, che di comicità ha sempre capito poco, non era certo una tua fan, anzi ti osteggiava. Poi però ci sono finito io stesso a lavorare per la Megaditta ItalPetrolCemenTermoTessilFarmoMetalChimica e allora ho capito tutto. Ho avuto a che fare in prima persona con i Calboni, i Filini, le Silvani e soprattutto i Megadirettori Naturali, Galattici e Laterali. Sono diventato un italiano medio, impiegato in un universo di piccole meschinità e giochi di potere, che da quando tu l’hai descritto 30-40 anni fa non è cambiato quasi per niente. 

Noi italiani siamo pessimi in tante cose, ma siamo bravi a ridere di noi stessi e tu sei stato il migliore in questo. Una tragicommedia come la tua non ha avuto eguali. Del resto, così è la vita. 

Grazie, Paolo Fantocci. Insegna agli angeli a telefonare con l’accento svedese.

L’essenziale

Dopo i 4 giorni a camminare sull’Appennino tosco-emiliano, sono tornato anche se per meno di 2 giorni in un altro contesto lontano dalla routine quotidiana. Un festival di danze, musica dal vivo, natura e soprattutto tanta amicizia.

Si è chiuso così per me un giugno straordinario, la negatività dell’inizio del 2017 si allontana, speriamo che dopo questo giro di boa dell’anno il vento continui a soffiare così. Senza bisogno di aerei intercontinentali, portafogli pieni e beni materiali particolari, ho avuto o meglio vissuto tutto ciò di cui avevo bisogno per stare bene e approfondire il percorso verso il me stesso più profondo e vero. Cercare di capire quale sia il proprio essenziale è basilare per liberarsi dal superfluo e andargli incontro. Avere per giorni tutto l’occorrente nello zaino sulla spalle o dentro una tenda fa bene, ve lo consiglio!

L’essenziale è provare a dare il meglio, perché a dare il peggio c’è sempre tempo. […] L’essenziale è provare a fare in modo di avere sempre qualcosa in cui credi, da inseguire, per non restare a piedi. L’essenziale è riuscire a dare forma anche a quello che ti sembra assurdo, e se pensi al futuro non tutto é perduto.

 

E ora dimmi, cosa è essenziale per te?


Non è il cammino che è difficile, è il difficile che è il cammino.

Tante sono le belle citazioni che ho trovato da inserire in questo spazio. Alla fine ho scelto quella del titolo, di Kierkegaard, che ben si adatta anche perchè lo ripresi anche nella mia tesina di maturità, tema attuale di questi giorni. L’ho scelta perchè l’esperienza di questi giorni è stata l’ennesima riprova che per andare avanti e progredire bisogna sempre pagare un prezzo, o meglio è proprio lo sforzo di superare gli ostacoli a permettere una crescita.

Le difficoltà non sono mancate. Trovare un periodo in cui tutti e tre (io e i miei 2 cari amici) fossimo liberi dai vari impegni e tutti insieme sul suolo italico, pianificare le tappe in anticipo per prenotare i pernottamenti vagliando i consigli dei tanti che ci hanno preceduto sulla Via degli Dei, scegliere quali pesi portare nei nostri zaini, talvolta salire terreni ripidi e impervi e talvolta attraversare campi aridi e senza ombra, affrontare un caldo in cui speravamo di non incappare a metà giugno ma che si è fatto sentire pesantemente a tratti [quante metafore tutte insieme, ognuno ci legga quelle che per prime gli suggerisce la mente].

Questo però non ci bastava, non siamo partiti per mettere semplicemente alla prova le nostre capacità fisiche e organizzative. Volevamo fare anche un percorso interiore, uno scomodo viaggio dentro noi stessi. Tant’è che uno, addirittura, la sera prima della partenza, ha voluto contrassegnare la sua ricerca di una svolta facendosi rasare la testa quasi del tutto; io mi sono offerto ben volentieri come debuttante ma accurato barbiere, con la gioia di chi, stanco del proprio lavoro da ufficio, sogna di passare più tempo creando con le proprie mani qualcosa di molto concreto e tangibile.

E così, con l’ausilio di “carte da riflessione” pensate per il cammino di Santiago e soprattutto dell’antica amicizia che ci lega da 20 anni nonostante migliaia di km ci separino, abbiamo scavato senza pietà nelle vite, nelle aspirazioni e nelle disperazioni proprie e altrui, mentre lontani dal mondo eravamo costretti a bere e respirare i nostri pregi e difetti.

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I nostri passi hanno incrociato sorrisi molto freschi di compagni di viaggio con cui ci superavamo a vicenda (una coppia di ragazze svizzere, 4 ragazzi giovani, un trio di quarantenni, e persino una ragazza con cui ballai piacevolmente un paio d’anni fa) e soprattutto l’ospitalità di persone con storie di vita interessanti: la giovane rumena ai Fornelli, il simpatico eremita di Firenzuola che vive con un cavallo libero in giardino, la gentile signora di Birmingham, la mia meravigliosa amica fiorentina.

Molto abbiamo lasciato alle nostre spalle per concederci questa ossigenante apnea, rinunciando per qualche giorno al sorriso di una figlia, al calore della famiglia, alle nostre piccole grandi abitudini. Cosa abbiamo trovato di preciso lo dirà il tempo, ma posso anticipare che in occasioni come questa è importante ritrovare il gusto dello stare scomodi.

Sulla mia strada

“C’è chi mi vuole come vuole, un po’ più santo, più criminale… Bravo padre, bravo a letto, c’è chi mi vuole perfetto… Sono vivo abbastanza, per di qua, comunque vada, sempre sulla mia strada”

Ci siamo quasi, domani si parte. Un viaggio molto desiderato. Da mesi perché con una storia d’amore spenta male e la situazione in ufficio a rotoli ho pensato fosse un toccasana ideale una fuga a piedi nella natura. Da anni perché lo vivrò con 2 dei miei amici più cari, che di solito vedo 2-3 volte l’anno se va bene. Vivono all’estero dal 2005 e non abbiamo mai fatto un viaggio insieme.

Via degli dèi, da Bologna a Firenze a piedi. Dormiremo in B&B  così ci evitiamo il peso di tenda e sacchi a pelo; del resto non siamo più fanciullini e qualche comodità possiamo concedercela!

Non so di preciso cosa aspettarmi da questa esperienza e credo sia meglio così, tendo a farmi sempre grande aspettative e non mi ha mai fatto bene. Solo tanti chilometri, tanto caldo, tante chiacchiere, tanti panorami. Tanto sudore e insieme a quello spero di espellerlo e tanti tossine accumulate ultimamente; chissà che con l’occasione non mi si schiariscano ancora le idee e non trovi il coraggio di fare scelte difficili.

montagna

A quale parte di me darò più ascolto? Intanto l’importante è sentirsi vivi e in questo momento me la cavo bene.

“Di’ un po’, a te come ti vogliono? Di’ un po’, tu come ti vuoi?”

Altro

un rapido delirio su significati altri

Facendo la spesa presso un commerciante bolognese della vecchia scuola, alla fine ci si sente chiedere “Altro?” e la risposta più corretta se non si vogliono aggiungere acquisti e si è a posto così è la stessa “Altro!”.

Quanti significati ha questa parola nella nostra lingua, a quanti concetti rimanda!

  • L’altro, una persona altra da noi, i cristiani direbbero il prossimo. Il concetto di compagnia, di relazione.
  • A volte un concetto negativo, qualcuno di troppo: lui, lei e l’altro. L’eccesso.
  • Il diverso. Spesso chi ci fa paura.
  • La novità, ciò che ci salva dalla noia della grigia routine. Che palle, voglio fare qualcos’altro.
  • Ne vuoi altro, ancora, l’abbondanza.

Altri positivi e negativi. 5 lettere sole, pienissime, racchiudono tutto, un tutto senza il quale noi non possiamo vivere. L’intero universo è altro rispetto alla nostra individualità., che a sua volta è composta da tante sfaccettature, da una pluralità di altri noi che di volta in volta emergono.

Altro mi sta capitando nella vita e altro sto cercando, è un periodo ricco di novità e mangiarne mi affama. Per vedere di nascosto l’effetto che fa. Altre vite che entrino nella mia, altre emozioni da vivere, altre cose da imparare, altri post da scrivere, altri passi da camminare, altre storie da ascoltare, altre paure da affrontare, altri sguardi da incrociare, altre canzoni, altri episodi, altro vino, altrove.

A me l’altro piace. In sè e in quanto metro, specchio, prova e scopo per me stesso. Tornando indietro, potrei declinarlo in qualche modo per sceglierlo come nome di questo luogo e di questa identità. Ma ne ho scelto un altro. Ecco, ci risiamo. Però è un altro “al quadrato”, anzi così al quadrato che diventa tondo, lati infiniti per la perfezione finita, la linea curva.

D100

Ho dimenticato qualcosa? E com’è il vostro rapporto con l’altro?