Non è il cammino che è difficile, è il difficile che è il cammino.

Tante sono le belle citazioni che ho trovato da inserire in questo spazio. Alla fine ho scelto quella del titolo, di Kierkegaard, che ben si adatta anche perchè lo ripresi anche nella mia tesina di maturità, tema attuale di questi giorni. L’ho scelta perchè l’esperienza di questi giorni è stata l’ennesima riprova che per andare avanti e progredire bisogna sempre pagare un prezzo, o meglio è proprio lo sforzo di superare gli ostacoli a permettere una crescita.

Le difficoltà non sono mancate. Trovare un periodo in cui tutti e tre (io e i miei 2 cari amici) fossimo liberi dai vari impegni e tutti insieme sul suolo italico, pianificare le tappe in anticipo per prenotare i pernottamenti vagliando i consigli dei tanti che ci hanno preceduto sulla Via degli Dei, scegliere quali pesi portare nei nostri zaini, talvolta salire terreni ripidi e impervi e talvolta attraversare campi aridi e senza ombra, affrontare un caldo in cui speravamo di non incappare a metà giugno ma che si è fatto sentire pesantemente a tratti [quante metafore tutte insieme, ognuno ci legga quelle che per prime gli suggerisce la mente].

Questo però non ci bastava, non siamo partiti per mettere semplicemente alla prova le nostre capacità fisiche e organizzative. Volevamo fare anche un percorso interiore, uno scomodo viaggio dentro noi stessi. Tant’è che uno, addirittura, la sera prima della partenza, ha voluto contrassegnare la sua ricerca di una svolta facendosi rasare la testa quasi del tutto; io mi sono offerto ben volentieri come debuttante ma accurato barbiere, con la gioia di chi, stanco del proprio lavoro da ufficio, sogna di passare più tempo creando con le proprie mani qualcosa di molto concreto e tangibile.

E così, con l’ausilio di “carte da riflessione” pensate per il cammino di Santiago e soprattutto dell’antica amicizia che ci lega da 20 anni nonostante migliaia di km ci separino, abbiamo scavato senza pietà nelle vite, nelle aspirazioni e nelle disperazioni proprie e altrui, mentre lontani dal mondo eravamo costretti a bere e respirare i nostri pregi e difetti.

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I nostri passi hanno incrociato sorrisi molto freschi di compagni di viaggio con cui ci superavamo a vicenda (una coppia di ragazze svizzere, 4 ragazzi giovani, un trio di quarantenni, e persino una ragazza con cui ballai piacevolmente un paio d’anni fa) e soprattutto l’ospitalità di persone con storie di vita interessanti: la giovane rumena ai Fornelli, il simpatico eremita di Firenzuola che vive con un cavallo libero in giardino, la gentile signora di Birmingham, la mia meravigliosa amica fiorentina.

Molto abbiamo lasciato alle nostre spalle per concederci questa ossigenante apnea, rinunciando per qualche giorno al sorriso di una figlia, al calore della famiglia, alle nostre piccole grandi abitudini. Cosa abbiamo trovato di preciso lo dirà il tempo, ma posso anticipare che in occasioni come questa è importante ritrovare il gusto dello stare scomodi.

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